LEGNO CURVATO: INVENZIONE SICILIANA


“Interessante! Allo scopo di eliminare possibili equivoci tendenti a porre in dubbio il nostro merito di essere stati i PRIMI ad introdurre in Italia la fabbricazione delle sedie e mobili in legno curvato a vapore, ci pregiamo di dichiarare che nel 1878, quando solamente a Vienna esisteva l’industria dei Fratelli Thonet, il compianto Sig. Pietro Sardella, dopo aver trovato il processo tecnico per rendere pieghevole il legno e costringerlo ad assumere tutte le svariate forme volute dalla volontà dell’uomo, fondò in Acireale insieme al fratello Cav. Luigi – animatore del progresso industriale e amministrativo dell’azienda – la grande industria del legno curvato.

Così si poteva leggere sul catalogo della prima industria in Italia di mobili e sedie in legno curvato a vapore, che aveva sede in Acireale ma che vantava succursali e depositi nelle principali città d’Italia.

I fratelli Sardella ebbero non solo il merito di scoprire un metodo originale di lavorazione del legno, ma anche quello di creare un’industria siciliana che, sul finire dell’Ottocento e fino alla Seconda Guerra Mondiale, diede lustro all’Italia tutta, infatti la loro ditta riuscì a conquistare nel ramo l’intero mercato nazionale e parte di quello estero, facendo concorrenza alla celebre ditta austriaca dei fratelli Thonet. Nella loro fabbrica di Acireale lavorarono fino a 250 operai con un catalogo che comprendeva parecchi modelli di sedie (48 tipi), poltrone (44 tipi), carrozzelle per paralitici e per ammalati, poltrone dondolanti (sedie a dondolo), tavolini, poltrone per teatri e per barbieri, culle, attaccapanni, portamantelli, asciugapanni, letti, lavandini, tabourets (sedile a forma di tamburo senza spalliera né braccioli, basso, imbottito ed elegante). Tra i pezzi più curiosi vi erano inoltre tre modelli, variamente sfarzosi, di “cessi inodori”, di legno, con quattro piedini e copertura in tela americana, trasportabili, con vaso smaltato e chiusura ermetica.

Trionfanti all’epoca del Liberty – col quale nel clima e nel disegno si armonizzavano come se fossero stati creati apposta, - i modelli di legno curvato a vapore adornarono e resero comodi le case e gli uffici italiani.

La ditta Sardella, tra i tanti riconoscimenti ottenuti in occasione di esposizioni regionali (Siracusa, Messina, Catania, Palermo, Marsala), nazionali (Torino, Napoli, Roma, Perugia) e internazionali (Parigi, Nizza), ricevette tra gli altri il diploma d’onore all’Esposizione di Palermo del 1892 (la più alta onorificenza concessa alle arti).

La ditta siciliana ottenne persino il “brevetto di privativa reale” con decreto governativo del 23 maggio 1883; fu, dunque, fornitrice dei reali arsenali delle Ferrovie dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, nonché della Real Casa. La gloriosa industria fu per lungo tempo onore e vanto della Sicilia ma poi i tempi cambiarono e con essi i gusti e le mode. Dopo l’avvento del Liberty il legno curvato subì un declino lento ma inesorabile.

Avv. Carmelo Sardella
 








I Funerali del Cav. Pietro Sardella nella Basilica di S. Sebastiano in Acireale





FABBRICA SARDELLA: UN VANTO TUTTO ITALIANO


Siamo spesso orientati ad esaltare opere artistiche, letterarie e tecnologiche di altri paesi non considerando, invece, quanto fiorente è ed è stato il patrimonio artistico-culturale italiano. Da secoli abbiamo una tradizione artigianale e industriale ormai all’avanguardia, che fa sì di inserire il made in Italy, oggi, ai primi posti di produzioni a livello mondiale. Il design nostrano è oggi richiesto in tutto il mondo e le nostre industrie sono ormai ad alti livelli competitivi.

Per avere un’idea di tale successo odierno non possiamo non rifarci alla storia del design italiano e dell’arredamento, storia, tra l’altro, molto ricca e con radici antiche, oggi, purtroppo, dimenticate. Se dimenticare è utile per ricordare è importante allora ricordare ciò che è utile e dimenticare il superfluo; ciò che è utile è essere a conoscenza del nostro passato per capire l’oggi. Siamo spesso abituati a prendere per scontato le evoluzioni avvenute nei secoli, come se tutto sia dovuto. Una sedia, un tavolo, un letto non sono solo comodi “accessori” per abbellire la nostra casa, ma esseri viventi e parlanti del nostro passato, delle guerre, dei cambiamenti, della cultura. La fabbrica Sardella di oggetti d’arredo in legno curvato è la dimostrazione di come sapienti imprenditori e abili artigiani abbiano portato ad alti livelli il design italiano da fine ‘800 fino alla Seconda Guerra Mondiale, in un clima di forti cambiamenti culturali e sociali e influenzando non poco il futuro design. Se, in quell’epoca, in Austria gli arredi in “stile Thonet” rappresentarono il boom del design austriaco, in Italia la fabbrica Sardella, per prima, ha ampliato tale stile perfezionandolo e rendendolo uno “stile” tutto italiano.
Dalla Sicilia, prima sede dell’industria Sardella, a tutta la nostra penisola si sviluppò un nuovo modo di intendere gli arredi, tramite la lavorazione del legno in forme curve. Le linee morbide e sinuose, sfuggenti o convergenti , a volte avvinte ed intrecciate, spesso emulanti le sinuosità femminili, erano simbolo di una “moda”, di un nuovo modo di concepire la vita. Tipiche del periodo Liberty, queste forme sottolineavano la dinamicità e l’estrosità dell’epoca, l’industrializzazione, la rivalutazione delle donne e le linee non più rette del già lontano neoclassicismo, tendenze che sfoceranno in letteratura con il Futurismo e Marinetti.

Analizzando un qualsiasi oggetto di design Sardella, si nota, infatti, come chiara è la resa espressiva delle curve e delle linee che accolgono il fruitore in modo del tutto naturale, funzionale e anatomico in forme non statiche e lineari ma sinuose, come sinuosa è la vita, il tempo, la natura, la donna. Il tutto era possibile grazie a un nuovo modo di lavorare il legno, materiale che, nonostante l’avvento dell’acciaio, era ancora molto presente nelle case italiane. La lavorazione era possibile grazie all’uso del vapore e dell’abilità dell’artigiano-operaio che insieme conferivano all’oggetto le forme desiderate. La tecnica principale era quella di inumidire il legno, già rigido quando non ha più linfa, per aumentarne la flessibilità, per poi sagomarlo con apposite forme in ferro con il vapore. Una tecnica semplice, dunque, ma proprio straordinaria nella sua semplicità, quella di accoppiare umidità e calore. Da qui deriva la solidità e l’eleganza del design Sardella , delle vernici inalterabili e delle forme importanti.
Il faggio, il gelso, la betulla, il castagno venivano esaltati con lavorazioni straordinarie; le sedie, i divani, le culle, gli attaccapanni, i mobili più complicati erano realizzati con il minor numero di parti possibili, assemblati non solo con viti e bulloni ma soprattutto con perni che stringevano sedile e spalliera in un tutt’uno solido e rigido. D’altronde, come buoni figli del Liberty italiano, la loro musa ispiratrice era la natura e imitarla significava considerare l’unità tutto ciò che è mirabile.

Il genio Sardella però prevedeva anche arredi smontabili per l’esportazione o addirittura arredi mobili e componibili per garantire la massima funzionalità, come numerose sedute e seggioloni. Considerando proprio le innumerevoli sedie ,circa 48 modelli, erano costituite da uno schienale curvo con i due piedi posteriori come unico pezzo e le altre due gambe anteriori incastrabili con la seduta che, tra l’altro, poteva essere tonda o quadrata, a seconda delle richieste del committente; per rendere ancora più solida la sedia, essa era dotata di un elemento geometricamente uguale alla seduta che serviva da tenuta d’insieme dei piedi della sedia stessa. Questi oggetti erano alla portata di un pò tutte le classi sociali in quanto venduti a prezzi modici per battere la concorrenza austriaca, pur tuttavia non trascurando materiali resistenti, una lavorazione di qualità e una resa artistica senza precedenti. Oltre ai legni pregiati utilizzati, infatti, gli arredi erano spesso a disegni forati o pirografati e a basso o alto rilievo o con sedute e schienali tessuti in finocchietto.

Arti tecniche grafiche, dunque, e artigianali che vennero apprezzate in tutta Europa dai numerosi committenti e dalle istituzioni che riconobbero alla Ditta il suo successo con molteplici premi e che resero i fratelli Sardella degni avversari dei Thonet. Grazie alla costanza e alla tenacia della famiglia Sardella e dei suoi operai, con l’esportazione in tutta Europa di capolavori di alta tecnica, il design italiano venne conosciuto in più paesi europei e del mondo contribuendo a tenere alto il nome del nostro paese all’estero e influendo anche sul futuro design italiano, design che oggi coglie i frutti di un passato prestigioso da non dimenticare.

Arch. Eleonora Russo



     Il Fondatore, Pietro Sardella                                             Il Fondatore, Pietro Sardella

    Il mezzo busto del cav. Pietro Sardella nel cimitero di Acireale